Giornata intensa, piena di stimoli e sicuramente arrichente quella di oggi. E’ in iniziata con una sveglia decisamente troppo sul presto (da brava europea continentale mi ero totalmente dimenticata dell’ora di “fuso orario” dell’Inghilterra, e quindi mi sono allegramente lasciata svegliare alle 5.30 del mattino.) E’ proseguita a pieno ritmo con il tragitto verso lo Scottish Exhibition and Conference Centre (SECC), dove Janet Jobson ci ha dato il benvenuto durante la prima sessione plenaria della giornata. Un armata di ragazzi determinati ed entusiasti si sono riuniti nella sala del SECC, cuscino firmato CIVICUS in mano, seduti per terra pronti a divorare ogni stimolo e andettoto che gli veniva presentato. Tra questi ragazzi c’ero anche io, che ho passato il resto della giornata a confrontarmi con sessioni di scambio di prospettive, opinioni ed escercizi di comunicazione incentrati su quattro temi: la poverta’, la salute, il cambiamento climatico e le disuquaglianze.
Durante il corso della prima seduti i ragazzi del mio gruppo, il gruppo verde, hanno parlato di poverta’ usando il metodo “Margolis Wheel”, noto anche come “speed dating.” In pratica, quattro sedie sono disposte in un cerchio, con altre quattro sedie che vanno tutte intorno al primo cerchio. Gruppi di due ragazzi si ritrovano quindi faccia a faccia, la persona seduta nel primo cerchio risponde alle domande della persona seduta nel cerchio esteriore. Ogni quattro minuti ci si sposta giu’ di una sedia, cosi da poter parlare con con piu’ persone possibile. Alla fine, quelli all’interno del cerchio cedono il posto a quelli del cerchio esteriore e il giro si ripete, solo che questa volta chi e’ stato all’interno invece di ripsondere alle domande le deve fare... e quindi ascolatre. E cosi’ facendo ho avuto occasione di parlare dei vari tipi di poverta’ che esistono oggi in Italia con 4 ragazzi, mentre un ragazzo argentino mi ha parlato della poverta’ degli agricoltori del suo paese, cittadini che si vedono strappare sempre piu’ terreni coltivabili dalle piantagioni di soia e che sono in preda ad un sistema di tasse che punisce i cittadini locali e fa rallentare l’economia. Ho chiesto a una ragazza indiana quale pensa sia il problema piu’ importante legato alla poverta’ nel suo paese e mi sono sentita rispondere “la sovrapopolazione”, sopratutto per via del fatto che in India avere figlie femmine e’ considerato un handicap e quindi spesso le famiglie continuano a concepire fino a che non hanno un figlio maschio. Con un ragazzo macedone abbiamo parlato della lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali, e con una ragazza africana ho parlato di AIDS. E quando ci hanno chiesto di condividere i nostri pensieri sulla prima sessione di scambio, mi sono ritorvata col microfono in mano a palrare del bisogno di ritagliare spazi in societa’ che non ci limitino ad essere solo cittadini-consumatori, al rifiuto che dovrebbe accompagnare ogni cittadino (giovane ed adulto) di lasciare alle grandi lobby la possibilita’ di ridurre il nostro ruolo in societa’ a un passivo acquisto di una t-shirt per mettere fine alla poverta’.
Durante la pausa caffe, Jared mi e’ venuto a parlare per dirmi che aveva apprezzato il mio intervento e insieme ci siamo messi a parlare di corporate social responsibility e di cittadinznaza attiva. Il che ci ha portato dritti alla seconda sessione, questa volta incentrata sul tema della salute. Qui, abbiamo usato il metodo Open Space Technology, lo stesso che avevo gia’ sperimentanto ad Urbino per parlare (io, Jared, e Chris) del ruolo delle coprorations nel settore della sanita’ pubblica. In particolare, ci siamo chiesti cosa dovremmo pensare di una societa’ che acconsente alla privatizzazione del settore dell'assistenza sanitaria (in particolare, quali valori promuove una societa' del genere?) E, ancora piu’ importante per me, abbiamo discusso di cosa ci lascia accettare il fatto che le case farmaceutiche, che hanno cosi tanto potere su di noi, siano entita’ cosi poco trasparenti e democratiche. Per esempio, perche’ i soldi per una nuova cura vengono investiti solo se la cura stessa puo’ garantire futuri profitti?
Per la terza sessione, invece, abbiamo usato il metodo “teatrale” di interpretazione e scambio di ruoli. Riuniti in gruppi di quattro, uno ad uno abbiamo giocato tutti a fare: l’attivista, l’ostacolo, l’obiettivo finale e il testimone. Usando questo metodo, io e 3 ragazze abbiamo parlato di eguaglianza. Abbiamo discusso del bisogno di rendere i giovani parte dei sistemi decisonali globali, di capire le tensioni che esistono tra “bianchi” e “neri”, tra uomini e donne, tra ricchi e poveri. Cosi’ facendo, abbiamo riflettuto suglli strumenti che possiamo usare in situazioni di conflitto e abbiamo cercato di concentrarci sugli obiettivi, non sugli ostacoli. Durante il corso di questa sessione i facilitatori ci hanno chiesto di ricordare questa frase del Che Guevara: “Siamo noi i realisti. Noi che sognamo l’impossibile.” E cosi’ e’ stato.
A fine giornata siamo finalmente arrivati alla sessione che io personalmente stavo aspettando dalla mattina: il cambiamento climatico. Il modello che abbiamo usato per questa sessione ci ha spinto a pensare al potere- ai tipi diversi di potere positivo (people power, power within ecc.) e ai vari tipi di potere che entrano in gioco in situazioni legate alla politica ambientale. Io e il mio gruppo abbiamo discusso di rifugiati ambientali, e di come ci sia bisogno che vengano riconosciuti come veri e propri rifugiati dalle istituzioni internazioanli.
La giornata l’abbiamo conclusa durante la seconda sessione plenaria- abbiamo parlato dell’importanza della partecipazione, ma di come sia importante condividere il nostro potere, per non abusare dell’aspetto “trendy” della partecipazione. Abbiamo parlato del bisogno impellente di cambiare in modo radicale le nostre societa’, invece di dipendere da soluzioni troppo tecnocratiche. Abbiamo parlato della geografia come fattore che puo’ decidere i destini di intere popolazioni, ora che affrontiamo tre delle piu’ grandi crisi di tutta l’umanita’: la crisi del cibo, del petrolio e del cambiamento climatico. Sicuramente tutto questo e' stato qualcosa a cui pensare nei prossimi giorni e nel corso del nostro cammino verso un mondo dove ci sara' piu' giustizia sociale per tutti.